Di fronte alla sordità delle istituzioni universitarie, noi ribadiamo ancora una volta che non saranno le classi più deboli a pagare la crisi economica e i vizi della classe dirigente, per questo l'università sarà ancora in stato di agitazione.

In quell'occasione è stato dichiarato pubblicamente lo stato di agitazione permanente dell'Unical.
Dopo attente analisi e discussioni, in merito a tutto l'impianto legislativo che sta portando al collasso del sistema universitario libero e pubblico, l'assemblea ha espresso forte opposizione verso tutte le manovre condotte, da governi e istituzioni, per preservare un sistema che opprime le classi più deboli e ingrassa le tasche delle lobby finanziarie, politiche e padronali.
L'Unical, per sua stessa vocazione, rappresenta invece l'unica forma di riscatto sociale per molti giovani calabresi che non possono permettersi di studiare in atenei di altre regioni.
La scelta di aumentare il numero di CFU, necessari al mantenimento della borsa di studio, che nei prossimi giorni sarà posta dal Rettore all'attenzione degli organi di governo dell'Unical, va in contro tendenza rispetto alle stesse finalità per cui è nata l'Università della Calabria.
Per grette esigenze di bilancio, oggi, si preferisce mettere le mani nelle tasche delle famiglie degli studenti, aumentando le tasse universitarie, introducendo criteri più restrittivi per l'assegnazione degli alloggi gratuiti e delle borse di studio, piuttosto che prendere posizioni ferme e decise contro i tagli di Tremonti ed evitare che siano le fasce più deboli ad accollarsi i costi della crisi economica.
Questo è l'ennesimo intollerabile tributo che i giovani calabresi dovranno pagare per salvaguardare gli equilibri e gli interessi delle gerontocrazie universitarie, oltre che per consentire a Giovanni “il Magnifico” di fare bella faccia innanzi ai compari della CRUI, del Governo e di Confindustria.
Nell'Ateneo di una regione con il più basso reddito pro-capite nazionale, la diminuzione di fatto delle borse di studio, che deriverà dal subdolo aumento dei crediti necessari a conseguirla, renderà pressoché impossibile, a molti studenti, sostenere i costi dei propri studi.
Così facendo si rischia di precludere la formazione superiore alle classi meno abbienti, trasformando un'università pubblica e di massa in un ateneo accessibile alle sole élites del Paese.
Per queste ragioni rifiutiamo:
il valore decisionale di tutte le commissioni, accademiche e non, che avvallano servilmente ogni forma di logica mirante all'alienazione e alla sottomissione delle persone;
ogni compromesso e ogni forma di contrattazione al ribasso, perpetrata da rappresentanze consolidate e burocrati in erba di questo Ateneo.
Studenti, ricercatori e precari dell'università, si rifiutano di essere considerati alla stregua di numeri e percentuali nelle statistiche del Rettore.
Non siamo disposti a svendere la nostra dignità per far tornare i conti sullo sgangherato pallottoliere del Consiglio di Amministrazione.
Non cederemo di un metro di fronte all'avanzata del mercato che palesa il chiaro intento di fagocitare ogni bene pubblico di questo Paese.
LA LOTTA NON AMMETTE DELEGHE. DIFENDI I TUOI DIRITTI
Dopo sit-in, cortei, assemblee, irruzioni in rettorato (con cui abbiamo strappato al rettore la proroga del pagamento della seconda rata), il Movimento Studentesco Unical alza il tiro.
Non solo metaforicamente, ma praticamente.
Siamo saliti sui tetti del cubo 0 della Facoltà d'economia, per manifestare la nostra netta e ferma opposizione contro il DdL Gelmini e tutto quell'impianto di leggi che, a partire dalla riforma Zecchino-Berlinguer, sta distruggendo il sistema universitario libero e pubblico.
Mentre la crisi economica esplode in tutta la sua brutalità, colpendo il mondo del lavoro, la lobby politica trasversale, intende fronteggiare questa “sfavorevole congiuntura economica” attraverso politiche di austerità e sacrifici. Nella realtà dei fatti tutto ciò si traduce in una serie di manovre “lacrime e sangue” che colpirà principalmente le classi più deboli. Determinerà un ulteriore peggioramento delle già precarie condizioni di vita di intere categorie sociali.
Si tratta evidentemente di una crisi strutturale di un sistema perverso, marcio fino dalle fondamenta, in cui gli ultimi faticano ad arrivare alla fine del mese, mentre le élites si arricchiscono a discapito di chi lavora, di chi studia, di chi fa ricerca.
La crescita continua e costante delle tasse universitarie, che da tempo andiamo denunciando, rientra in questa politica “di sacrifici necessari”
A partire dal prossimo anno accademico ci sarà la necessità di far fronte ad un buco di 18 milioni di euro nel bilancio del nostro ateneo (conseguenza dei tagli della legge 133/08).
Per risanare le finanze del campus, il rettore Giovanni Latorre ha dichiarato, negli ultimi consigli di facoltà, che metterà le mani nelle tasche delle famiglie degli studenti.
Non si tratta di un caso isolato. In molti atenei italiani, per fare fronte agli stessi problemi sono state aumentate le rette.
È evidente, a questo punto, che i rettori anziché respingere al mittente i tagli del governo, preferiscono piegarsi alle logiche del potere e del mercato.
Esiste infatti un chiaro progetto, scritto a più mani (tra Confindustria, Aquis, baronie universitarie e governi europei e nazionali) che ha il preciso scopo di spingere il sistema universitario verso un disegno di riforma dell'istruzione superiore, del tutto funzionale alle esigenze delle industrie.
Questo progetto si declina a partire da due semplici parole d'ordine: privatizzazione, oppure aumento delle tasse.
In entrambi i casi ci andranno di mezzo i soggetti precari, che:
non avranno libero accesso all'istruzione;
avranno borsa di studio sotto forma di debito;
non avranno il diritto di studiare e fare ricerca liberamente;
potranno solo sperare in un futuro incerto e precario.
CI VOGLIONO SOTTO I PONTI
CI VEDRANNO SOPRA I TETTI
Per una classe politica che salva le banche e chiede “sacrifici” alla popolazione, questo non è lecito.
Non è lecito trovare collettivamente una soluzione per vivere meglio.
Non è lecito dissentire.
Non è lecito sottrarre al privato per restituire al pubblico.
E' lecito, tuttavia, non pagare stipendi, licenziare, aumentare le tasse e le rette universitarie, ridurre gli individui a merce.
I sacrifici che impongono non possono e non devono essere sostenuti dalle classi sociali più deboli, specie ad oggi di fronte all'avanzare della crisi. Crisi strutturale, di un sistema economico marcio. Che la crisi la paghino padroni, banchieri e quanti si arricchiscono sul lavoro e sulla fatica della gente!
Sempre di più sarà necessario per famiglie, migranti, studenti e tutti coloro che si troveranno in condizione di precarietà prendersi quello che gli spetta: destinare alla comunità quello che per troppo tempo è servito per ingrassare le tasche di chi ha speculato, di chi ha pensato solo al proprio profitto.
Il Movimento Studentesco Unical vuole esprimere solidarietà nei confronti del Comitato “Prendo Casa” per lo sgombero forzato che hanno subito in questi giorni dallo stabile occupato in viale Trieste, certo che uno sgombero non fermerà il proseguo di una lotta che i precari e le precarie devono portare avanti.
Lottare nel nostro presente è l'unico modo per conquistarsi ad un altro futuro.